La radice di ogni salute è nel cervello. Il suo tronco è nell’emozione. I rami e le foglie sono il corpo. Il fiore della salute fiorisce quando tutte le parti lavorano insieme.

(Proverbio curdo)

CHI SONO

Ho 35 anni, sono psicologa e psicoterapeuta iscritto all’Albo degli Psicologi della Regione Puglia (n. 5083). Oltre a svolgere la mia attività come libero professionista, ritengo sia fondamentale curare e mantenere la relazione con il territorio e a tal fine collaboro con alcune associazioni presenti nella mia realtà.

Mi sono laureata presso l’Università La Sapienza di Roma nel 2010 e successivamente mi sono specializzata in Psicoterapia ad indirizzo Cognitivo-Interpersonale presso l’A.R.P.C.I.

Ho svolto il mio praticantato presso il Consultorio del S.S.N della ASL RM/B dove, lavorando in equipe con altre figure professionali, ho avuto modo di approfondire la diagnosi e il trattamento della depressione post-partum e in gravidanze a rischio, la gestione di gruppi nell’accompagnamento alla nascita e il sostegno genitoriale in infanzia e adolescenza.

Nella città di Roma, dove ho vissuto durante la mia formazione e i primi anni di attività professionale, ho collaborato con Ass. C.O.N.O.S.C.I e con l’Ass. A Roma, Insieme promuovendo attività a sostegno del sistema socio-sanitario in carcere e della relazione tra i bambini residenti in carcere e le madri detenute; da questa esperienza nasce la pubblicazione sulla rivista scientifica “Psichiatria dell’età evolutiva” de “Il ruolo dei processi attentivi nellaco-detenzione: flessibilità attentiva e distanziamento nei primi 36 mesi di vita”.

Rientrata nella mia terra, nel 2015, ho continuato a collaborare con alcune Associazioni No Profit presenti sul territorio al fine di implementare eventi di promozione del ben-essere: con l’Ass. V.I.TA – Vittime Industria Taranto, con il Centro Migranti Padre Massimiliano Kolbe nel progetto “Integrazione: Obiettivo possibile” e con il Laboratorio Urbano Jan-net.
Ho svolto, dal 2015 al 2018, interventi di formazione teorico-pratica ai docenti della Scuola Statale dell’Infanzia e Primaria finanziati con il FIS.

Collaboro con il Consultorio familiare diocesano Conversano -Monopoli "E.S.A.S." inserito nel Progetto di Ricerca Longitudinale “Dalla Costituzione della Coppia alla transizione alla Genitorialità” dell’università Cattolica di Brescia e il Ce.S.Pe.F, di cui sono co-referente regionale.
Nel gruppo Caritas della Diocesi Conversano-Monopoli collaboro alla realizzazione di una ricerca rivolta ad adolescenti e pre—adolescenti volta a indagare il loro tempo libero e a promuovere interventi di prevenzione sulle dipendenze.

Nel ruolo di esperto e co-organizzatrice ho partecipato ad alcuni eventi di promozione sociale e del benessere quali: convegno di chiusura “Bambole Reborn e disabilità” presso il Teatro Tor Bella Monaca promosso dalla Cooperativa Terre Del Lazio, 3° Convegno sulle “Nuove dipendenze patologiche” presso l’ Ass. Opportunità Civica di Noci, XI incontro nazionale dei Consultori CFC-Ucipem a Roma con l’intervento formativo “Il ruolo dell’arteterapia nei corsi di accompagnamento alla Nascita”,1° Giornata della Dieta Mediterranea presso la Sala Consiliare di Cisternino con l’intervento tematico “Il convivio e lo star bene a tavola”.

Gli ambiti di cui mi occupo sono:

  • Psicoterapia individuale dell’adulto e del giovane adulto
  • Problematiche relazionali e affettive
  • Dinamiche familiari e di coppia
  • Disturbi d’ansia (attacchi di panico, stress, fobie, ansia generalizzata)
  • Disturbi dell’umore (oscillazioni dell’umore, depressione o marcata tristezza)
  • Disturbi di personalità
  • Disagio esistenziale
  • Difficoltà legate alle fasi della crescita e dello sviluppo personale
  • Elaborazione di traumi, lutti, perdite affettive
  • Problemi di autostima, assertività, comunicazione efficace
  • Gestione di conflitti personali e interpersonali
  • Momenti di crisi e presa di decisioni
  • Disagio sociale e lavorativo
  • Dipendenze (affettive, da sostanze)
  • Accompagnamento alla nascita
  • Orientamento scolastico e professionale
  • Screening nell’età evolutiva.

COME INIZIA UNA PSICOTERAPIA

Non necessariamente ognuno si riconoscerà esclusivamente nell’una o nell’altra categoria poiché tutti noi possiamo mostrare un buon funzionamento in alcune aree insieme a piccoli o grandi disagi in un altro ambito della nostra vita. Questo ci porta ad approfondire quali sono le tematiche che vengono affrontate nei primi colloqui: circoscrivere quali sono le aree problematiche e da dove scaturisce la motivazione a iniziare questo tipo di percorso.
Quando incontro una persona per la prima volta...

Quando incontro una persona per la prima volta, chiedo di raccontare cosa lo/la ha portata ad essere lì proprio in quel momento della propria vita. Vi sono a volte eventi scatenanti che hanno creato dolore e fatica, o hanno scatenato l’esordio di un sintomo, oppure hanno acceso la consapevolezza di avere bisogno di un aiuto: in questo caso emerge una differenza sostanziale tra il “dolore per gli eventi della vita” e il “dolore psicologico” caratterizzato dall’incapacità ad affrontarli e dall’incapacità di “andare avanti”. Emerge inoltre come, al di là dell’evento attuale scatenante, ci siano stati dei “precursori” nella storia, delle avvisaglie, cioè dei momenti in cui il soggetto ha sperimentato stati d’animo simili a quelli attuali ma in forma più lieve.

Spesso le persone che si avvicinano ad una psicoterapia, magari come prima esperienza diretta, non hanno una rappresentazione chiara di come sarà il loro percorso e di cosa accade nella stanza di psicoterapia.
Talvolta i soggetti non sono a conoscenza del fatto che vi sono molteplici approcci e orientamenti, ognuno con le sue specificità, che vengono poi declinate a seconda della personalità, della formazione e delle esperienze del singolo professionista.

La psicoterapia è un’esperienza unica che letteralmente cambia la vita di una persona: offre la possibilità di affrontare quelle dinamiche che impediscono di vivere una vita serena insieme alla possibilità di ristrutturare e rinnovare il modo di vedere la vita e cambiare le credenze che fino a quel momento non hanno funzionato.
Durante il primo o i primi incontri si stabilisce insieme qual è il tipo di intervento più indicato: il paziente, con la sua storia e la sua conoscenza di sè, e il professionista, con il suo bagaglio di esperienza e di competenze. Ci si confronta e si concorda sulla decisione rispetto al percorso più opportuno da intraprendere (counseling psicologico; psicoterapia di breve, media o lunga durata; individuale, di coppia o familiare) e si avviano una serie di colloqui preliminari (di solito mediamente quattro), che permettono alla persona di confermare il suo desiderio di iniziare un percorso, e di farlo con il professionista che ha incontrato. Il professionista, dal canto suo, avrà modo di raccogliere maggiori informazioni e quindi di valutare, secondo la sua esperienza, quale tipo di percorso sia il più indicato. Insieme, si concordano poi gli obiettivi e le aspettative, insieme alla cornice degli aspetti pratici (il cosiddetto setting) che “contiene” il lavoro, e che consiste negli accordi che riguardano la durata delle sedute, la frequenza, la continuità, gli aspetti economici, e le caratteristiche contraddistinguono la relazione particolare che intercorre tra paziente e terapeuta.

Non esiste un modo giusto o sbagliato di “essere” nella stanza di psicoterapia: il paziente potrà portare tutto ciò che ritiene utile e importante. Questo materiale non sarà in alcun modo oggetto di giudizio, e sarà coperto dal segreto professionale.
A seconda delle caratteristiche della domanda e dei soggetti coinvolti, può essere indicato un percorso di accompagnamento in un periodo difficile della vita, oppure può essere confermata la motivazione a cominciare un percorso che vada più in profondità, quindi una vera e propria psicoterapia.

IL MIO APPROCCIO TERAPEUTICO

Il modello cognitivo-interpersonale si basa sull’ipotesi che il funzionamento cognitivo di ogni individuo ha origine nelle esperienze relazionali che ognuno vive a partire fin dalla propria nascita. L’integrazione del modello cognitivo con quello interpersonale ha lo scopo di offrire un’equivalente importanza sia ai processi relazionali dell’individuo lungo tutta la sua storia evolutiva, sia alle sue modalità cognitive con le quali attivamente seleziona determinate informazioni dall’ambiente.

E’ in questo modo che il sintomo acquisisce un significato ben preciso e può essere così affrontato, comprendendone la funzione nella propria storia personale. Il sintomo rappresenta infatti una formazione dell’inconscio che divide il soggetto e che compare con prepotenza nella sua vita, lo fa soffrire, lo interroga e rappresenta il modo migliore che la persona ha trovato per far fronte agli eventi di vita e relazionali in cui è stata coinvolta. Proprio per questa ragione, i sintomi non vanno semplicemente “eliminati” (come potrebbe fare il farmaco, utile comunque in talune situazioni), ma innanzitutto compresi e messi in relazione con la storia di vita del soggetto, all’interno di una relazione di fiducia con un professionista preparato ed eticamente corretto, neutrale ma empatico.

Quando il disagio di uno dei membri ha un impatto molto forte su tutta la famiglia è importante analizzare la storia dell’individuo in un’ottica trigenerazionale in due modi possibili: coinvolgendo l’intero nucleo familiare nel percorso terapeutico o analizzando con il paziente la sua storia familiare.
La famiglia, intesa come il sistema vivente di riferimento principale nell’esperienza emotiva di una persona, è il primo contesto all’interno del quale i sintomi assumono una funzione precisa e coinvolgono il gruppo di persone che ne fa parte.

Infine per quanto concerne il rapporto tra il professionista, i ragazzi che affrontano un percorso terapeutico ed i loro genitori, è importante sempre salvaguardare sia l’interesse della salute del minore, che l’autorevolezza del genitore, il quale comunque ha la responsabilità di quel bambino o ragazzo, se minorenne.
Sicuramente per un professionista ottenere, meritare e conservare la fiducia dei genitori dei giovanissimi che egli segue è senz’altro qualcosa di molto prezioso ed importante e deve talvolta contemperare il bisogno di rendere conto ai loro genitori del lavoro che sta portando avanti, con la necessità di tutelare la riservatezza della persona, e conseguentemente preservare una qualità relazionale compatibile con il suo lavoro.

PER APPROFONDIRE

Adolescenti in terapia: genitori dentro o fuori?

Adolescenti in terapia: genitori dentro o fuori?

In qualsiasi relazione di cura, e particolarmente nella relazione tra un paziente ed un terapeuta, assume una importanza enorme la qualità...

LEGGI TUTTO
Noi ci siamo, la droga no

Noi ci siamo, la droga no

Dopo la perdita di un nostro concittadino a causa della droga, nella comunità di Casalini, abbiamo voluto rispondere al dolore e alla rabbia con un...

LEGGI TUTTO