Adolescenti in terapia: genitori dentro o fuori?

Adolescenti in terapia: genitori dentro o fuori?

In qualsiasi relazione di cura, e particolarmente nella relazione tra un paziente ed un terapeuta, assume una importanza enorme la qualità della relazione che si instaura tra le due persone. Ma cosa accade quando in terapia vi è un adolescente? Qual è il “posto” dei genitori? Secondo il mio modo di lavorare vi sono situazioni in cui è utile coinvolgere tutto il nucleo familiare in quanto è il sistema di riferimento principale nell’esperienza emotiva di una persona e altre invece in cui è necessario lasciare spazio al singolo, al ragazzo, a quell’adolescente alla ricerca della propria identità.

L'adolescenza di per sé è una fase della vita straordinaria e piena di sorprese, in particolare per i genitori che spesso vanno in crisi, fanno finta di non vedere le crisi dei figli o fanno fatica a gestire i continui tira e molla e le sfide che i ragazzi sanno lanciare così bene. Sappiamo che inizia intorno ai dodici e non sappiamo quando termina, di certo l’obiettivo finale è la realizzazione di sé, passando attraverso fasi di ricerca di novità, voglia di vivere relazioni sociali intense, e il desiderio di esplorazione creativa.

Per quanto riguarda il rapporto tra il professionista, i ragazzi che affrontano un percorso terapeutico ed i loro genitori, è importante sempre salvaguardare l’interesse della salute del minore ma con profondo rispetto per il ruolo del genitore, il quale ha la responsabilità di quel bambino o ragazzo, se minorenne. Qualche volta mantenere questo equilibrio è piuttosto facile, specialmente se i genitori sono già informati, oppure se hanno avuto precedenti esperienze, dirette o mediate attraverso altre persone. Altre volte, invece, è comprensibile che i genitori siano in ansia, desiderosi di intervenire e domandare chiarimenti al terapeuta e incerti se farlo o meno. Sarà il professionista a bilanciare due legittime esigenze, tutte due di rilevante considerazione: quella di non essere per i genitori qualcuno che si schiera da una parte o dall’altra ma un punto di riferimento neutrale e quella di assicurare al ragazzo uno spazio rassicurante e protetto dove il professionista non si colloca come emissario dei genitori ma come guida e supporto alla conoscenza di sé e delle proprie possibilità.

In ogni caso non è di poco conto ottenere, meritare e conservare la fiducia dei genitori dei giovanissimi e deve talvolta contemperare il bisogno di rendere conto ai loro genitori del lavoro che sta portando avanti, con la necessità di tutelare la riservatezza della persona, e preservare una qualità relazionale compatibile con il proprio lavoro. La qualità della relazione con i propri pazienti infatti è una vera e propria modalità di lavoro e muovendoci in ambito psicologico, elementi come il clima, la motivazione, l’alleanza, e molte altre variabili interpersonali ed emotive, rappresentano i pilastri di ogni percorso terapeutico.

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